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A smile on your face

Avere il mondo ai suoi piedi e un sorriso sulle labbra era tutto quello che aveva chiesto alla vita. Al tempo, nel suo vestito rosso con le trine bianche, seduta nell’erba profumata di pioggia, appoggiata al muretto dietro casa, non le sembrava di chiedere molto. Adesso, con le gambe incrociate e la sigaretta stretta fra le labbra, i gomiti appoggiati al solito muretto, si rende conto di aver chiesto moltissimo.

Sorridendo, dà un altro tiro alla sigaretta. Il suo odore si mischia a quello dell’arancia che sta sbucciando, così intenso da preannunciarne il sapore dolce – con un retrogusto aspro. Ricorda un tempo in cui l’arancia era così buona da poterne mangiare fino a scoppiare, sporcandosi di tramonto il vestitino rosso, con le trine a quel punto arancioni. Adesso è solo un frutto. Il muretto al quale si appoggia era un divertente diversivo, una prova di coraggio. Le arriva alle spalle nel punto più alto, se lo scavalca e passa dall’altra parte, ma al tempo era pericoloso avventurarsi su quell’ammasso di pietre grigie e bianche per i muschi.

La buccia dell’arancia cade a terra, la sigaretta non ha mai saputo di lecca lecca. Si chiede a che punto abbia perso di vista se stessa e abbia cominciato a vedere il mondo. A che punto abbia perso di vista il mondo e cominciato a vedere la realtà. A che punto la realtà abbia preso il sopravvento su di lei, togliendole gli occhi per vedere quelle avventure che portava con sè.

Le vigne si estendono a perdita d’occhio oltre il muretto, e mentre mangia uno spicchio ride: sono sempre state lì. Sempre lo saranno. Il fatto che in lontananza alcune di esse vengano sradicate per far spazio a nuove viti le fa sporcare le scritte bianche della maglietta rossa, e tutte quelle macchie non sembrano più tramonto.

Si chiede a che punto la polvere abbia cominciato a depositarsi su di lei, accumulandosi per anni, fino a non farla tossire più. Fino a oscurarle gli occhi di vetro e portarla ad abbandonare i pensieri dopo una rapida scorsa, una breve sosta.

Un tempo pensava. Un tempo piangeva. Adesso sospira, e guarda l’arancia nel suo palmo. La sigaretta nell’altro. Con cautela si porta il filtro fra le labbra e aspira, quasi titubante. Poi fa cadere il capo, il fumo azzurrognolo sale verso il cielo e si perde nella primavera: Non sa di lecca lecca. Si porta uno spicchio alle labbra, lo fa scivolare sulla lingua e lo schiaccia coi denti.

Avere il mondo ai propri piedi era chiedere troppo.

Però l’arancia è zuccherina, il suo odore di agrume pieno.

Ride, amareggiata.

In fondo, ha anche un sorriso sulle labbra.

Bei sogni,

The Dream Seller

haveigonetoofar:

Don’t Be That Guy.

We were discussing homosexuality because of an allusion to it in the book we were reading, and several boys made comments such as, “That’s disgusting.” We got into the debate and eventually a boy admitted that he was terrified/disgusted when he was once sharing a taxi and the other male passenger made a pass at him. The lightbulb went off. “Oh,” I said. “I get it. See, you are afraid, because for the first time in your life you have found yourself a victim of unwanted sexual advances by someone who has the physical ability to use force against you.” The boy nodded and shuddered visibly.“But,” I continued. “As a woman, you learn to live with that from the time you are fourteen, and it never stops. We live with that fear every day of our lives. Every man walking through the parking garage the same time you are is either just a harmless stranger or a potential rapist. Every time.” The girls in the room nodded, agreeing. The boys seemed genuinely shocked. “So think about that the next time you hit on a girl. Maybe, like you in the taxi, she doesn’t actually want you to.”
Uta no prince-sama figure Petit Chara Land selling

Hi there, everyone!
I was wondering: Is anyone interested in Uta no prince-sama’s Petit Chara Land figures?
If you are, I’m selling them on ebay, the bidding starts from 1,30USD!
Here’s the link for Ren.
Here for Tokiya.
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Here for Ittoki and here for Syo.^^

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(Fonte: iamtheheroofmystory)

Hey, Juliet

Salve, è un bel po’ che non ci si sente, vero?
Ho avuto da fare, fra esami e infortuni vari, e quindi tutto ciò che posso proporvi è una scena di sesso esplicito scritta per scrittura creativa.
La consegna era: scrivi una scena di sesso.

Vi avverto perchè ad alcuni potrebbe dare fastidio, in ogni caso ho cercato di renderla qualcosa di più di solo sesso. Non so se ci sono riuscita.
Avevo 20 minuti, troppo pochi per un rapporto completo, quindi la cosa rimane soft.

Spero che appreziate,

The Dream Seller



Hey, Juliet



Sentiva le labbra di quella donna contro le sue, e tutto ciò che era capace di pensare era che almeno non era lei, almeno non era lei, almeno non era lei.
Eleanor aveva le labbra screpolate, sgradevoli, setole semirigide quasi pungenti o irritanti contro le quelle di Lochan, e un retrogusto amaro di Cognac mischiato a troppe sigarette.
Il suo cardigan puzzava di fumo e del legno del bocchino, e quando le loro lingue si sfioravano, la mano di lui che le slacciava i bottoni della camicetta, Eleanor lasciava uscire dei suoni: una sorta di gemiti rochi e prolungati che parevano quelli di una bestia ferita.

Lochan si appoggiò sui gomiti. Non importava se, mentre le alzava il mento e le passava la lingua sulla gola, tutto ciò che riusciva a sentire erano le sue unghie rosse che gli graffiavano lo scalpo e il sapore amaro di alcol e semi d’arancia del profumo. Tutto ciò che importava era che non era May, perché May non avrebbe mai pagato un ragazzo dagli occhi verdi, i capelli rossi e labbra da sogno  per un po’ di sesso. May era bella e pura, e in quella stanza non doveva entrarci. Neanche mediante i suoi pensieri.


Lochan baciò Eleanor là dove il collo si congiunge alla spalla, con fare automatico fece scorrere la mano lungo il ventre piatto, fra i fianchi, oltre il pizzo delle mutande, per poi accarezzarle il clitoride col dito medio.
Eleanor gli prese il volto fra le mani, baciandolo con un’urgenza che lui non avvertiva mentre il suo dito entrava e usciva da lei; il movimento facilitato dai suoi umori.
Lochan chiuse gli occhi. Era tutto automatico, lo era sempre.
E mentre le leccava i capezzoli pensò che tanto, l’unica cosa che importava, era che non fosse lei.

Sei mai stato disposto a donare parole per un sorriso?

Quando ero piccola avevo paura di chiudere gli occhi. Non era perché il buio mi intimorisse, ma ciò che non capivo mi spaventava.
Adesso tengo gli occhi aperti;
Il mondo ancora non lo capisco, ma non chiudo gli occhi.
È solo paura, prima o poi passerà.

Postcards,

Per Asame,

se lo vuole.

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Sospiro di primavera

Fiori di pesco
cadono e muoiono.

E spariremo.



Primo haiku che scrivo.

Buona notte,

The Dream Seller